IBLIS: LA CAUSA ANCORA PROTAGONISTA

Articolo pubblicato su http://www.sudpress.it – 01/02/2013 – autore Dario De Luca

asd

«Nelle risposte ha bisogno di contestualizzare» nelle parole del Pm Antonino Fanara durante il contradditorio del processo “Iblis” c’è la sintesi dell’ultimo pentito eccellente di Cosa Nostra catanese. Ore di dibattimento, sembrano non scalfire minimamente Santo La Causa. L’ex reggente della famiglia Santapaola – Ercolano con la sua scelta di collaborare con l’Autorità Giudiziaria è diventato il protagonista assoluto della descrizione del sistema di Cosa Nostra. La sua testimonianza è ritenuta fondamentale dall’accusa nell’ambito del processo “Iblis”, istruito dopo il maxi blitz che nel 2010 disarticolò la famiglia Santapaola, e le sue ramificazioni nel territorio calatino di Ramacca, Palagonia e Castel di Iudica. Nell’indagine vennero coinvolti anche numerosi colletti bianchi, alcuni dei quali già condannati nel rito abbreviato, e numerosi politici tra amministratori locali, ex deputati regionali e i nomi eccellenti dell’allora Governatore della Sicilia Raffaele Lombardo e del fratello, parlamentare autonomista, Angelo.

L’ex reggente mafioso, arrestato in un blitz nell’ottobre 2009 durante un summit, ha ripercorso l’articolazione di Cosa Nostra nel periodo compreso tra il 2006 e il 2009 a Ramacca e Palagonia. Nel territorio della Provincia di Catania insistono da decenni tre famiglie: quella catanese presente dal 1925, nel 1980 si è formata la famiglia di Caltagirone e dal 1950 una famiglia autonoma proprio a Ramacca. Stando al racconto del pentito reggente in quel periodo sarebbe stato Pasquale Oliva, attualmente detenuto al 41bis e imputato per associazione mafiosa « Era affiliato, il suo padrino era stato Vincenzo Aiello (.ndr ritenuto il responsabile provinciale anch’egli imputato) ricordo che quel giorno eravamo parecchi. Oliva – prosegue La Causa – lo conoscevo da parecchi anni quando lui era vicino al gruppo dei Cursoti di “Pippu u maritatu”. Dopo il suo passaggio ai Santapaola venne malmenato dal gruppo di Garozzo».

L’incarico di Oliva, raccontato durante l’udienza La Causa, era quello di gestire i territori di Ramacca e Palagonia come reggente. Gli stessi in cui operavano Franco Costanzo e Alfonso Fiammetta, entrambi condannati per mafia nel rito abbreviato del procedimento ad oltre trent’anni complessivi di detenzione.

Ad operare nello stesso territorio era anche un altro imputato del processo Iblis, Rosario Di Dio (nella foto durante un incontro con l’ex Sindaco di Palagonia Fagone), balzato alla cronaca per i suoi rapporti con il mondo politico « Il suo ruolo – afferma La Causa – era quello di chi voleva la libertà di prendersi per sé le imprese del territorio, interferiva nelle estorsioni nell’edilizia e batteva i pugni sul tavolo per il suo spazio».

Del territorio di Ramacca, La Causa, racconta pure della costruzione di alcune villette a schiera, secondo il pentito incaricato dei lavori sarebbe stato un parente del presunto reggente della famiglia di Ramacca « La somma della messa apposto era di 50.000 euro, Oliva avrebbe dovuto poi dare i soldi ad Enzo Aiello per la bacinella delle estorsioni». Un punto, quello delle villette, entrato anche nell’acceso controesame del collaboratore di giustizia.

Durante il dibattimento, i Pm hanno sollecitato La Causa, con alcune domande riguardanti anche uno dei colletti bianchi imputati nel processo Francesco Pesce. L’imprenditore, recentemente scarcerato dopo diversi mesi da detenuto in custodia cautelare, sarebbe stato « un vecchio amico della famiglia mafiosa dei Santapaola e di Enzo Aiello. Lui stesso (.ndr Aiello) mi disse che potevamo avere un “regalo” per lo “zioBenedetto Santapaola. La cifra che volevamo era di 5000 euro al mese, poiché Pesce affermava di essere in difficoltà si penso sia di fare una finta estorsione in un centro benessere di cui lui era socio a Piazza Europa, in modo che lui stesso cercasse “l’amico buono”. Si pensò pure per agevolarlo con alcuni appalti e fargli digerire meglio l’uscita». Nel successivo controesame, l’avvocato Tommaso Tamburino, difensore di Pesce, ha scavato sulla vicenda del presunto “regalo”: « Non so se questa somma sia stata mai pagata – ha affermato La Causa».

Dopo i recenti sequesti a carico di Rosario Di Dio, sono state disposte infine, diverse perizie contabili, riguardanti lo stesso Di Dio ma anche il presunto capo provincia Vincenzo Aiello. Il Pm Antonino Fanara ha richiesto la ricostruzione del patrimonio contabile allargato anche ai terzi interessati e ai presunti prestanome. Da accertare le possibili discrepanze tra patrimoni, redditi e attività economica svolta dagli imputati. Il rischio per gli imputati è la confisca dei beni.

VIA sudpress.it 

Dario De Luca

About these ads

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...