Lombardo, sentenza a novembre D’Aquino: “I pulmini per votare”

Articolo pubblicato su http://catania.livesicilia.it/ il 18 luglio 2013
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CATANIA – Ancora lontana la parola fine per il processo che coinvolge l’ex Governatore siciliano Raffaele Lombardo. Non sono infatti bastate tre udienze camerali al pool di magistrati etnei guidati dal Procuratore Capo Giovanni Salvi per concludere la requisitoria. L’accusa riprenderà i lavori a metà settembre quando potrebbe arrivare la richiesta di condanna. Nel mese di ottobre toccherà invece ai legali di Lombardo, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio aggravato. Gli avvocati Guido Ziccone e Alessandro Benedetti avrebbero calendarizzato un’intera settimana di udienze. Utili, secondo i legali, per smontare l’impalcatura accusatoria della Procura. La sentenza potrebbe quindi arrivare a novembre dopo le eventuali repliche delle parti.

Lombardo, che ha seguito come ormai avviene da mesi, personalmente tutta l’udienza mantiene uno stretto riserbo sull’evoluzione processuale. “Nessuna considerazione, parlate con i miei avvocati” ha replicato alla richiesta di un commento. “Se Dio vorrà – ha concluso – dopo ottobre andremo in dirittura d’arrivo”. Lapidario invece l’avvocato Alessandro Benedetti “Credo – spiega – che oggi sia andata bene per noi”.

Nel terzo atto della requisitoria a sostenere l’accusa nella prima parte dell’udienza è stato il Procuratore aggiunto Carmelo Zuccaro. Il magistrato ha ripercorso con una lunga arringa il canale che si sarebbe creato negli anni tra il Movimento per le Autonomie e Cosa nostra. Un patto di ferro tra mafia e politica che, secondo l’accusa, avrebbe coinvolto i fratelli Angelo e Raffaele Lombardo. Zuccaro, ha riacceso i riflettori, davanti al giudice Marina Rizza, sulle scottanti rivelazioni del boss dei del clan Cappello Gaetano D’Aquino.

Il capomafia diventato dopo l’operazione “Revenge” del 2009 collaboratore di giustizia, nel maggio 2012 durante il processo per voto di scambio semplice, sempre a carico dei Lombardo, aveva svelato i retroscena del presunto patto che avrebbe legato diversi uomini, all’epoca inseriti a pieno titolo nell’orbita autonomista: l’ex assessore regionale di Totò Cuffaro, Giovanni Pistorio, il consigliere comunale catanese Alessandro Porto oltre a Gaetano D’Antoni detto “Calimero” ex marito dell’ex consigliere provinciale MpA Vanessa D’Arrigo. Accuse che i diretti interessati hanno sempre respinto con fermezza. Altro nome indicato dal Procuratore aggiunto Carmelo Zuccaro è stato quello di Sebastiano Fichera, boss assassinato nell’agosto 2008, appartenente al clan mafioso degli Sciuto-Tigna. D’Aquino avrebbe rivelato come per le elezioni regionali del 2008 si sarebbe attivata una vera e propria spartizione dei quartieri catanesi tra compravendita di voti e pulmini organizzati per portare ai seggi gli elettori.

Nell’ultima parte dell’udienza spazio al Sostituto procuratore Iole Boscarino che si è concentrata su un’analisi giurisprudenziale sul reato del concorso esterno in associazione mafiosa.

Via Live Sicilia

Dario De Luca

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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