Inchiesta servizi sociali, prescritto Stancanelli | Processo lumaca per esponenti Mpa e Pdl

Articolo pubblicato su http://catania.livesicilia.it/ il 22 ottobre 2013
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CATANIA – Ci sono voluti 9 mesi dall’ultima udienza, quella del gennaio 2013, per far tornare la “cricca” dei servizi sociali nei corridoi di piazza Verga. Una maxi inchiesta condotta dal NAS dei Carabinieri di Catania che ha coinvolto colletti bianchi, amministratori, politici e faccendieri targati Mpa e Pdl che avrebbero attuato a ridosso del 2006, tramite un vero e proprio “tavolino”, una gestione “allegra” dei fondi statali destinati ai più bisognosi. Complessivamente si tratterebbe di quasi 20 milioni di euro stornati in appalti pubblici concordati a tavolino, o dirottati verso progetti fantasma affidati con finte gare sulla base dell’appartenenza politica dei beneficiari. Centrale sarebbe stato il ruolo delle commissioni di valutazione dei progetti sociali: anche in questo caso i componenti, secondo gli inquirenti, venivano scelti sulla base delle segnalazioni politiche.

Il processo che si celebra davanti la terza sezione penale del tribunale etneo presieduta dal giudice Rosalba Recupido con a latere Baccianini e Rapisarda ha una corposa lista di imputati fatta di 31 nominativi. Nella fase iniziale gli indagati erano stati addirittura 52 di cui ben 16 finirono in carcere o agli arresti domiciliari. Il titolare della maxi inchiesta, il magistrato Lucio Setola tuttavia non sarà presente in aula poiché è stato recentemente trasferito nel settore giudicante del Tribunale di Potenza. A prendere il suo posto per sostenere l’accusa sarà il Sostituto Procuratore Giovannella Scaminaci.

Nel maxi bubbone dei servizi sociali era finito pure l’ex Sindaco della città di Catania Raffaele Stancanelli accusato di abuso d’ufficio da assessore alla famiglia e alle politiche sociale della giunta dell’allora Presidente della Regione Totò Cuffaro. Stancanelli, ipotizzavano gli inquirenti, avrebbe segnalato i nominativi da inserire nelle commissioni degli appalti, e sotto le sue indicazioni, le commissioni sarebbero state addirittura rifatte. Il reato di abuso d’ufficio che gli è stato contestato ha già raggiunto i termini previsti per la decadenza in prescrizione. La posizione dell’ex Sindaco era stata inizialmente definita dall’aggiunto Michelangelo Patanè “marginale” e oggetto di una richiesta d’archiviazione su mandato dell’allora Procuratore Capo Vincenzo D’Agata. La richiesta venne respinta dal gip Giuliana Sammartino che ordinò l’imputazione coatta. La misura venne poi accolta nel luglio 2012 dal gup Luigi Barone, poco dopo seguì un’infuocata conferenza stampa a Palazzo degli Elefanti del primo cittadino, “Si tratta di un provvedimento abnorme – affermò in maniera concitata Stancanelli – irragionevole sotto ogni profilo, che denota un immotivato accanimento nei mie confronti”. L’ex sindaco di Catania annunciò anche di voler sottoporre la sua situazione al Ministro della Giustizia e al Csm. A replicare alla dura presa di posizione dell’ex Senatore Pdl furono l’Unicost e la sezione etnea dell’ANM che parlò di “esternazioni inaccettabili che travalicano i limiti del diritto di critica e di difesa”.

Le presunte raccomandazioni dello scandalo servizi sociali nel 2007 finirono anche nel sistema di condivisione di file on-line “Emule”, all’interno del cosiddetto libro dei favori di Raffaele Lombardo, su cui l’ex governatore ha però sempre smentito il proprio coinvolgimento. In una delle numerose cartelle, denominata proprio servizi sociali, venivano elencati gli appalti del servizio socio sanitario di Catania. Tra i progetti anche una delle sigle più note, Mpa, il cui significato però era del tutto diverso dal noto acronimo politico “Movimento per l’Autonomia” ma “Muoversi per gli altri” . A comparire come titolare era l’ex candidata al consiglio comunale per l’Mpa Patrizia Garraffo, componente della segreteria di Angelo Lombardo che indicò come sede dell’associazione “Mpa” lo studio del coniuge in via Etnea. Lo stesso luogo che nel 2005 veniva indicato come segreteria politica. L’avvocato Ivan Maravigna, in relazione alla posizione della sua assistita, aveva già affidato al mensile “S” una replica indicandola come “una vittima del sistema di gestione dei servizi sociali” e che “erano stati redatti importanti progetti sulla pet terapy e sull’assistenza ai minori”. Il progetto della Garraffo sarebbe stato affidato “a compensazione per l’esclusione da altra gara truccata. Abbiamo dimostrato che i fondi assegnati sono stati spesi sino all’ultimo centesimo”. Oggi il difensore di Patrizia Garaffo aggiunge a LiveSiciliaCatania: “Mi stupisco che da questa indagine siano rimasti fuori importanti vertici politici provinciali, dalla segreterie dei quali operava indisturbata la indiscussa protagonista di questa vicenda”.

Dario De Luca

Via Live Sicilia

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